Massimiliano Solano in un campo di Timilìa, con una manciata di spighe

Edizione 01 · un approfondimento

Il granoTimilìa

Il grano dei contadini. Per secoli è finito nella dispensa di casa, non sul mercato.

Foto · Cooperativa Valdibella

La storia · più vecchia di Roma

Ne parlavano Teofrasto e Plinio. Poi è quasi sparita.

La Timilìa, che in Sicilia si chiama anche Tumminìa, è fra le varietà di grano duro più antiche dell'isola: se ne trova traccia in Teofrasto, nel quarto secolo avanti Cristo, e in Plinio il Vecchio. Per secoli è stata il grano dei contadini, e il motivo è pratico: è una varietà tardiva, si semina a fine inverno, quando i campi dei padroni erano già seminati, e quello che dava finiva nella dispensa di casa. Non era un grano da vendere: era un grano da mangiare.

Nel Novecento le varietà moderne, più produttive, l'hanno spinta ai margini, fino a farne quasi una curiosità. Oggi la si coltiva di nuovo in pochi posti della Sicilia occidentale, e Valdibella è fra questi: nel 2018 la cooperativa è stata riconosciuta agricoltore custode della Timilìa, con l'incarico di mantenere i campi dedicati alla conservazione del seme. È da quel seme che nasce la pasta che trovi nell'Edizione.

Il pane nero di Castelvetrano, con la sua crosta scura e la mollica color grano, si fa con questa farina da sempre.

In campo · come si coltiva a Valdibella

Un grano che si difende da solo.

La Timilìa è forte: regge la siccità, sta davanti alle erbe infestanti da sola e non ha bisogno di concimi né di diserbanti. Ma non torna mai due anni di fila sullo stesso campo. A Valdibella si alterna con i legumi e con il trifoglio, che rimettono azoto nel terreno, fra i mandorli, gli ulivi e gli agrumi. È una rotazione che rende meno grano di quanto potrebbe, ed è scelta apposta: il terreno resta vivo, e il grano che ne esce è diverso.

Il clima secco della Sicilia occidentale fa il resto: tiene lontane le micotossine, che nei grani coltivati in zone umide sono un problema serio.

Timilìa legumi trifoglio legumi Timilìa un campo, quattro anni mai due anni di fila

Nel piatto · cosa cambia

Un glutine debole, e un profumo che la semola moderna non ha.

La Timilìa ha un indice di glutine molto basso: la sua rete è meno tenace di quella dei grani moderni, selezionati proprio per reggere le lavorazioni industriali. Per chi la mangia vuol dire una pasta più digeribile e un sapore pieno, di grano, con un colore leggermente più scuro. Ed è naturalmente ricca di polifenoli.

La pasta di Valdibella nasce da questa semola e da un'essiccazione lenta, a bassa temperatura: è il passaggio che lascia dentro il profumo del grano invece di cuocerlo via. L'acqua dell'impasto viene da una sorgente senza agricoltura industriale a monte.

Glutine deboleRete meno tenace, pasta più digeribile. In cottura perdona meno: si assaggia prima.
Ricca di polifenoliCome tutti i grani antichi non selezionati per la resa. Si vede anche nel colore.
Senza micotossineIl clima secco della Sicilia occidentale le tiene lontane. Non serve nessun trattamento.

In cucina · quattro cose da sapere

Si cuoce come sempre, con un minuto di attenzione in più.

1

L'acqua diventa torbida

È normale: con il glutine debole un po' di amido esce in cottura. Non è un difetto della pasta.

2

Assaggia un minuto prima

Tiene meno il minuto di troppo. Scolala al dente e finiscila in padella con il sugo.

3

Sughi semplici

Il grano si sente: passata e basilico, aglio e olio, i legumi, il pesto trapanese sulle busiate.

4

La farina lievita piano

Per il pane, impasti delicati e lievitazioni lunghe. La prima volta, metà e metà con una farina più forte.

Nell'Edizione 01 · la Timilìa in tutte le forme

Dal pacco da mezzo chilo al sacco da cinque.

Spaghetti, linguine, busiate, fusilli, penne, rigatoni, tubetti, gnocchetti, tagliatelle, il cous cous e la farina integrale macinata a pietra. Per chi fa scorta, penne e fusilli anche sfusi da cinque chili: la pasta secca non ha fretta.

L'Edizione 01 è aperta.

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